Ago 24
Licitazione privata. Ovvero un sistema di affidamento di appalti pubblici, grazie al quale si invitano a un procedura di negoziazione le imprese che posseggono determinati requisiti. In alcuni casi, come quello delle concessioni di lavori, la legge consente di farlo. E siccome mi interessavano alcuni chiarimento ho lanciato su Google l’interrogazione “licitazione privata”. Goggle mi ha rimandato a Wikipedia, dove di chiarimenti ne ho avuti davvero pochi (non c’è un solo riferimento normativo, per dire), ma dove il compilatore (o uno dei compilatori) della voce ci tiene a informarmi che:
“La licitazione privata è uno dei metodi più diffusi in Italia per ‘pilotare’ i concorsi, ovvero si da’ all’amministrazione pubblica il compito di scegliere i partecipanti ad un concorso pubblico. È ovvio che in questa situazione è molto facile per un amministratore accordarsi con un concorrente per ricavare un indebito guadagno in seguito all’aggiudicazione di quest’ultimo della gara.“
Inquietante.
Sia il fatto in sé, intendo, sia quello che qualcuno l’abbia ritenuto degno di essere enciclopedizzato.
Nella bibliografia viene citato solo il “Manuale di diritto amministrativo” di Elio Casetta, Giuffré Editore, 2004, Milano, ma dubito che la preziosa informazione sia contenuta lì.
Ago 20
Voglio fare outing.
Se non fossero esistiti i pupazzetti Playmobil
(che, peraltro, non ho mai posseduto, limitandomi a desiderarli)

la mia vita sarebbe stata completamente diversa.
Però non saprei dire in cosa (ma ne sono sicuro, sì)
Ago 20
Scrive Girolamo Grammatico in un commento al post intitolato “Tentativo di descrizione di una tendenza in atto nella narrativa italiana, ovvero come liberarsi dell’inutile categoria dell’autofiction“, proposto da Giulio Mozzi nel suo blog:
“… io credo che siamo ancora troppo ancorati al pensiero dualistico in un’era in cui la logica fuzzy dovrebbe essere più pervasiva se desideriamo far fare una salto quantico alle arti di questo paese.“
Se devo essere onesto, io, prima di leggere il post di Mozzi nemmeno lo sapevo che esistesse l’autofiction (termine il cui significato, se masticate un po’ di francese, trovate qui). Men che meno conoscevo l’esistenza della logica fuzzy, che, diciamo, mi sento di poter riassumere così: non tutte le cose sono completamente vere o completamente false, ma molte sono relativamente vere (e, quindi, relativamente false).
Cosa che, con mia grande sorpresa, corrisponde esattamente alla prima cosa che si impara quando si viene assunti in un ente pubblico. Dalle mie parti, di un atto scritto secondo logica fuzzy si dice che è scritto “cu ‘u ‘ntras’ e nesc” (con “l’entra ed esci”, alla lettera, come dire: affermare una cosa e contemporaneamente dire sì, però, va be’, bisogna vedere, potrebbe pure essere che no).
Insomma, mi sono scoperto fuzzy e non lo sapevo.